Architettura

Sostenibile e contemporanea: Modourbano racconta la sua architettura

Luglio 16, 2020
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Sostenibile e contemporanea: Modourbano racconta la sua architettura

 

Innovazione, sostenibilità, attenzione al contesto e alla città: si sostengono su queste ambiziose fondamenta i dieci anni di attività svolta sino a qui dallo studio di architettura Modourbano, fondato nel 2010 e attualmente guidato da Luca Romagnoli e Marco Zuttioni a Milano, centro nevralgico dove da tempo è più che mai possibile convogliare le migliori energie e immaginare sviluppi nuovi per il design contemporaneo. Divenuto in breve tempo un collettivo di professionisti poliedrici dalla vocazione internazionale, lo studio s’impegna oggi in un percorso progettuale che ha portato, tra le altre cose, alla realizzazione di alcuni dei più significativi edifici milanesi degli ultimi anni, partendo dal presupposto che architettura e progresso siano due facce della stessa medaglia, quella di una rigenerazione urbana autenticamente sostenibile. Li abbiamo intervistati.

Che Banca! © Simone Bossi

Qual è la filosofia progettuale che caratterizza il lavoro dello studio Modourbano?

La filosofia progettuale che distingue lo studio Modourbano sin dai suoi inizi è volta ad unire gli aspetti tecnico-professionali, fondamentali nella gestione del rapporto col cliente e del processo produttivo, con una forte attenzione all’immagine del progetto; combiniamo quindi il controllo del progetto attraverso tecniche di Project Management con la cura dei dettagli propria di un atelier d’architettura. Quando progettiamo puntiamo sempre al risultato finale, che secondo noi deve costruire quanto disegnato; è lì il vero campo di battaglia dei professionisti dell’architettura. Non amiamo l’architettura disegnata fine a sé stessa anche se come sempre ci sono eccezioni: riconosciamo che ci sono progetti rimasti sui tavoli da disegno caratterizzati da rara potenza iconografica.

Peabodys Coffee Shop © Simone Bossi

Quanto è importante la sostenibilità nei vostri progetti?

La sostenibilità è un tema fondamentale che ci accompagna dagli inizi, dai tempi del progetto di Certosa dove avevamo escogitato un’unità completamente autosufficiente per l’abitare nella laguna di Venezia; crediamo che ogni progetto debba essere “sostenibile” in ogni sua sfaccettatura, che le buone prassi del costruire e del progettare siano la base della sostenibilità, senza urlarne troppo la presenza. Non crediamo in quei progetti che palesano sfacciatamente la sostenibilità come driver della progettazione rischiando di apparire quali operazioni di greenwashing che tralasciano invece aspetti fondamentali. Il buon costruire ed il buon progettare è esso stesso sostenibile in termini, e anche ottimizzare un layout di un appartamento o di un ufficio è parte della sostenibilità e del comfort del vivere e lavorare.

Procaccini 17 © Simone Bossi

La base di Modourbano è a Milano. Qual è la vostra idea di città? Come architetti, in che modo vi rapportate all’evoluzione dell’area metropolitana milanese e ai processi di rinnovamento che interessano lo spazio urbano in generale?

Non siamo architetti propriamente milanesi in quanto non lo possiamo risultare né di nascita né di formazione avendo studiato in altre città italiane; questo è stato paradossalmente un aspetto molto positivo in quanto ci siamo mossi sempre molto liberamente all’interno del panorama architettonico milanese, senza preconcetti o pregiudizi. Al tempo stesso crediamo che Modourbano sarebbe potuto nascere e svilupparsi come ora solo in un contesto come quello milanese; la città ha avuto un formidabile sviluppo paragonabile in scala ridotta a quanto si vede in Asia e in contesti estremamente dinamici e questo aspetto ha accelerato la crescita del nostro ufficio. I grandi eventi come Expo e Olimpiadi hanno favorito, e favoriranno, questa trasformazione urbana in maniera diretta o tramite l’indotto innescatosi; il clima è favorevole sia per intervenire come progettisti all’interno di queste trasformazioni sia per dare un apporto culturale e strategico alla città; crediamo che gli architetti debbano essere parte fondamentale nella progettazione dei dispositivi urbani, a partire dai progetti anche di piccola scala.

Qking Restaurant © Simone Bossi

Quali sono i progetti realizzati dal 2010 ad oggi che ritenete più rappresentativi della vostra identità professionale e creativa?

Proprio a partire dalla nostra “milanesità esotica”, crediamo che Procaccini 17 sia un progetto fondamentale per lo studio: ha rappresentato il lavoro attorno al quale il gruppo di lavoro si è sedimentato e MU ha preso forma. Contiene poi al suo interno molti dei temi che ci interessano: l’abitare, il confronto con l’urbano, l’uso dei materiali della tradizione ma in chiave contemporanea. Altri progetti a cui siamo affezionati sono quelli di interni, molti, dove testiamo dispositivi compositivi poi replicabili a scala maggiore: è il caso dei ristoranti/caffè Peabodys a Londra e Qing a Milano dove abbiamo sviluppato il tema della copertura, oppure i progetti cosiddetti Corporate per BancaTema, Compass e MBCS dove abbiamo combinato i colori aziendali con la nostra idea di workplace.

Bicocca Render © Modourbano

A che cosa state lavorando in questo momento?

Abbiamo molte commesse in fase di progettazione ed esecuzione, frutto di un ottimo lavoro svolto negli ultimi 10 anni. Sta partendo il cantiere della prima fase di un progetto residenziale a Bicocca che vedrà la luce alla fine del 2021, stiamo ultimando le due filiali pilota del nuovo concept di filiale per il nostro storico cliente CheBanca! oltre a lavorare con continuità come consulenti progettuali per ING Bank, BancaTema, Compass, ecc.. Poi abbiamo alcuni progetti ancora in fase “riservata”, uno dei quali è una torre residenziale di 60 metri di altezza proprio a Milano, diretta prosecuzione del lavoro svolto per Procaccini 17 un lustro fa, su cui stiamo puntando ed investendo molte energie.