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Eleganza e fantasia: il progetto secondo Andrea Auletta

Luglio 28, 2020
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Eleganza e fantasia: il progetto secondo Andrea Auletta

 

Milanese d’origine e italianissimo nella creatività e nello stile, per Andrea Auletta l’interior design non è semplicemente un lavoro ma una vera e propria vocazione, che comincia con i due anni trascorsi nello studio di Andrea Branzi da ragazzo e prosegue con esperienze progettuali di alto profilo in Italia e all’estero, spaziando dal settore residenziale all’hospitality e collaborando con importanti committenti, uno tra tutti: il Gruppo Starhotels. Appassionato di Made in Italy e attento a curare ogni progetto fin nel minimo dettaglio, spesso disegnando lui stesso mobili, decorazioni e complementi, Auletta ama non ripetersi mai: di fronte a lui c’è sempre un foglio bianco, da riempire lavorando a stretto contatto con la committenza per dare vita ogni volta a spazi nuovi, capaci di interpretare l’identità di un luogo e lo spirito del tempo. Lo abbiamo incontrato nel suo studio a Milano, dove i raggi del sole fluiscono a cascata dal soffitto, illuminando un mondo progettuale fatto di eleganza, inventiva e fantasia.

Appartamento privato in Brera

Sulla base di quali elementi si innesca il processo creativo che conduce alla realizzazione dei suoi progetti?

L’elemento principale da cui parto per la realizzazione di un progetto è senza dubbio il contesto: analizzo a fondo il luogo in cui mi trovo e l’edificio su cui intervengo. In generale mi piace valorizzare la location, magari conservando alcuni elementi che ritengo belli o identitari per metterli in relazione con il nuovo.

Un’altra variabile fondamentale è rappresentata dalla committenza: se si tratta di un progetto residenziale privato, ascolto attentamente le esigenze del committente, mentre se si tratta di un progetto hospitality presto molta attenzione anche al target di clienti a cui si rivolge la struttura, che può essere per esempio più orientata al business o al leisure.

Tornabuoni Hotel

Nel corso della sua carriera ha maturato un’importante esperienza nei settori dell’hospitality e dell’hotellerie, che comincia con la collaborazione con il Gruppo Starhotels e prosegue da anni con grandi progetti in Italia e all’estero. Qual è secondo lei oggi il significato della parola accoglienza? Quali sono gli elementi che non devono mancare nella progettazione di un hotel davvero contemporaneo?

Credo che innanzitutto, per quanto riguarda il mondo hospitality, sia necessario distinguere tra il prodotto e il servizio, entrambi parte integrante dell’esperienza del cliente. Io penso che il servizio vinca sempre sul prodotto: se l’albergo è fané ma offre un servizio strepitoso, il cliente si troverà bene e vorrà tornare; al contrario, se l’albergo è esteticamente perfetto ma il servizio è mediocre, l’esperienza non sarà altrettanto soddisfacente. Più in generale ritengo che sia il fattore umano a fare la differenza in termini di accoglienza.

Detto questo, il prodotto, cioè la struttura, contribuisce certamente a regalare un’esperienza positiva, creando una sorta di micro-universo capace di raccontare una storia. Parlando concretamente, io resto poi affezionato alla vecchia regola delle tre B: Bed, Bathroom e Breakfast. Un letto super confortevole, un bagno bello, funzionale e ben illuminato e infine un’ottima colazione sono elementi che non devono mai mancare in un progetto hospitality che si rispetti.

Starhotels E.cho

Qual è il suo rapporto con il Made in Italy? Il design italiano è ancora una risorsa imprescindibile per l’architetto?

Nei miei progetti il Made in Italy è fondamentale. Che io lavori in Italia, a Londra, a Parigi o a New York, porto sempre con me il design italiano. Non rinuncio al valore unico delle nostre aziende e dei nostri artigiani, il cui livello è superiore sotto tutti i punti di vista rispetto alle proposte che provengono dal resto del mondo.

Le Massif Hotel

Nei suoi progetti, come si relaziona al tema attualissimo della sostenibilità? Il lavoro che ha svolto nel caso dell’hotel milanese E.c.ho di Starhotels è emblematico da questo punto di vista.

Oggi la sostenibilità è un tema fondamentale, soprattutto quando si parla di alberghi. Gli alberghi infatti sono divoratori di energia perché sono aperti 365 giorni l’anno 24 ore su 24. L’obiettivo di E.c.ho a Milano era proprio quello di creare un concept di albergo davvero sostenibile. Questo significa applicare i principi della sostenibilità non soltanto attraverso l’uso dei pannelli fotovoltaici all’esterno e della tecnologia all’interno, ma anche scegliere materiali ecologici, provenienti da una filiera controllata (è il caso per esempio della moquette in filati riciclati), ridurre il più possibile la necessità di manutenzione e gli sprechi, favorire il ricircolo delle acque saponose, eccetera. Ogni anno si presentano soluzioni nuove, che è doveroso adottare. Certo, all’inizio progettare sostenibile ha un costo maggiore, ma poi, oltre alla soddisfazione etica, il ritorno nell’investimento è incomparabile.

Silva International

A quali progetti sta lavorando in questo momento? Quali novità dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

Al momento sto concludendo il lavoro per l’Hotel Tornabuoni di Firenze, un Cinque Stelle nella centralissima Via Tornabuoni che sarà inaugurato a ottobre e prevede 63 camere, due ristoranti, un bar. Si tratta di un progetto nuovo per Firenze, perché propone un’esperienza dentro la città nella quale alcuni elementi e materiali richiamano l’ambientazione fiorentina ma coesistono con caratteristiche nuove e sorprendenti, per esempio l’uso del colore, il disegno dei tessuti e delle carte da parati.

Ci sono poi anche altri progetti in evoluzione: per esempio, due nuovi alberghi su Roma, uno a Torino e un innovativo progetto residenziale a Milano dotato di spazi co-working, palestra, aree delivery e lounge condivise. In questi casi i tempi di realizzazione sono un po’ più lunghi ma conto che avremo modo di riparlarne presto.